L’Iran ha presentato agli Stati Uniti un articolato contro-piano in 14 punti, che prevede un cessate il fuoco duraturo, il ritiro delle truppe USA, la revoca delle sanzioni e un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ammesso di non aver ancora esaminato integralmente il testo della proposta, senza tuttavia escludere una ripresa delle operazioni militari.
Il piano iraniano sposta il baricentro dei colloqui dalle questioni nucleari a temi che toccano direttamente Teheran, tra cui il blocco marittimo, le sanzioni e la presenza militare statunitense nelle aree limitrofe. La proposta è stata trasmessa tramite mediatori pakistani.
I media statali iraniani hanno descritto il piano come un’iniziativa che richiede il raggiungimento di un accordo entro 30 giorni, mentre – secondo la BBC – Washington starebbe valutando un cessate il fuoco di due mesi come cornice temporanea.
Interpellato dai giornalisti, Donald Trump ha dichiarato apertamente di non aver ancora letto il testo completo del piano, ma di essere disposto a valutarlo. “Non l’ho ancora letto. Lo sto esaminando ora. Mi è stato illustrato il concetto dell’accordo. I miei collaboratori mi forniranno il testo preciso”, ha affermato, aggiungendo però di non escludere la prosecuzione delle azioni militari.
“Se si comporteranno male, se faranno qualcosa di sbagliato… per ora vedremo, ma resta la possibilità di continuare gli attacchi”, ha assicurato il presidente statunitense.
Trump ha inoltre sostenuto che le operazioni militari avrebbero già eliminato oltre l’85% delle capacità iraniane di produzione missilistica, precisando tuttavia che il restante 15% rappresenta ancora una minaccia significativa che “vorrebbe eliminare”.
L’annuncio di un cambiamento duraturo
Se Trump ha mantenuto una retorica improntata alla forza e a un’apertura condizionata al dialogo, il vicepresidente del Parlamento iraniano Ali Nikzad ha delineato i contorni di un nuovo ordine giuridico per lo Stretto di Hormuz.
“Le condizioni nello Stretto di Hormuz non torneranno a quelle precedenti alla guerra. Le navi appartenenti al regime sionista non avranno diritto di passaggio. Anche i Paesi aggressori, in primis gli Stati Uniti d’America, non avranno diritto di transito”, ha dichiarato Nikzad.
Ha inoltre annunciato la prosecuzione del sistema di tariffe per le navi in transito nello stretto. “I proventi del transito nello Stretto di Hormuz saranno utilizzati per rafforzare le forze armate e migliorare le condizioni di vita della popolazione. Il passaggio nello Stretto di Hormuz sarà costoso”, ha aggiunto.
Il parlamentare iraniano Abolfazl Zohrevand ha richiamato invece le parole dell’ayatollah Mojtaba Khamenei, che avrebbe definito le condizioni per la pace come “nessun cessate il fuoco unilaterale, richiesta non solo di compromesso ma soprattutto di responsabilità”.
“Attendiamo risarcimenti e l’assunzione di responsabilità per l’attacco all’Iran. La controparte deve riconoscere i danni causati e abbandonare la linea seguita finora”, ha affermato.
Secondo Zohrevand, Trump si troverebbe inoltre di fronte a un serio problema politico e d’immagine. “Il problema fondamentale di Trump è che non può riportare le sue forze negli Stati Uniti. Non ha risultati concreti, quindi cerca una via d’uscita”, ha sostenuto.
Una divergenza strutturale
Lo scenario più probabile nel breve periodo resta quello di uno stallo. Entrambe le parti hanno interesse a evitare un conflitto totale, ma anche forti motivazioni interne e strategiche per non fare concessioni significative.
L’Iran punta prima a ottenere un alleggerimento delle sanzioni e la fine del blocco, rimandando a una fase successiva eventuali limiti al programma nucleare. Gli Stati Uniti, invece, pongono al centro restrizioni nucleari concrete e l’eliminazione di qualsiasi possibilità per Teheran di sviluppare un’arma atomica.
La proposta iraniana non soddisfa però le richieste di Washington in materia di divieto di arricchimento dell’uranio, smantellamento delle infrastrutture e trasferimento all’estero del materiale arricchito, rendendo un eventuale accordo fragile e potenzialmente instabile.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.
